Polizia e misure di sicurezza ad Ankara in vista del vertice Nato.

Vertice Nato in Turchia, arrestate 103 persone dopo 225 fermi: tra loro attivisti Lgbt, giornalisti e avvocati

La polizia turca ha arrestato 103 persone alla vigilia del vertice Nato previsto ad Ankara il 7 e l’8 luglio. Le operazioni, condotte con perquisizioni di massa, sono avvenute nei giorni 23 e 24 giugno e hanno portato inizialmente al fermo di 225 persone. Di queste, 26 sono state poste agli arresti domiciliari, mentre per le altre il procedimento giudiziario è ancora in corso.

Tra gli arrestati anche attivisti, giornalisti e avvocati

Tra gli arrestati figurano la professoressa associata Emel Memiş, l’attivista per i diritti Lgbtqi+ e giornalista Yıldız Tar, il rappresentante della Fondazione Tema ad Ankara Nevzat Özer, il portavoce del sindacato Umut-Sen Burcu Arıkan e gli avvocati dell’Associazione degli Avvocati Progressisti, Semra Demir e Kürşat Bafra. Tra gli arrestati figurano figure attive nel mondo accademico, sindacale e legale.

L’indagine e le accuse

La Procura Generale di Ankara, nel suo annuncio iniziale, non ha collegato direttamente l’indagine al vertice Nato. Ha invece parlato di operazioni rivolte a presunti membri dell’Isis e di varie organizzazioni armate marxiste. Nella richiesta formale di arresto, dopo gli interrogatori, la Procura ha sostenuto che i sospettati avrebbero potuto compiere atti terroristici per dipingere la Repubblica di Turchia come un paese associato al terrorismo.

Il tribunale ha poi disposto l’arresto dei 103 individui, ritenendo che esistessero prove concrete e un forte sospetto di reato. Nella decisione è stato richiamato anche il rischio di fuga, legato alle pene minime e massime previste dalla legge, oltre alla valutazione che misure alternative di controllo giudiziario non sarebbero state sufficienti.

Le critiche degli arrestati

Alcuni dei fermati hanno contestato le decisioni durante gli interrogatori. Secondo quanto riportato, sono state rivolte domande sulla loro appartenenza a sindacati, associazioni o partiti politici, sulla partecipazione a manifestazioni e su eventuali legami con una specifica organizzazione “terroristica”. Agli interrogati è stato chiesto anche se usassero nomi in codice, se avessero ricevuto addestramento all’uso delle armi o se avessero parenti all’interno della rispettiva organizzazione.

Tra i casi citati c’è quello di Emel Memiş, docente all’Università di Ankara, accusata di essere una militante marxista e di appartenere al Partito Comunista di Turchia/Marxista-Leninista, gruppo considerato fuorilegge. Memiş ha negato le accuse.