La diffusione della peste suina africana in Toscana mette seriamente a rischio la sopravvivenza della Cinta Senese, una delle razze suine autoctone più antiche e rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano. L’allarme arriva dal Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop, dopo i recenti casi di positività riscontrati negli allevamenti della regione.
I casi in Toscana
Il primo focolaio in un allevamento toscano è stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara. Nei giorni scorsi, inoltre, due suini rinvenuti morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, sono risultati positivi al virus. Due episodi che, secondo il Consorzio, confermano la necessità di un intervento rapido e coordinato.
La Cinta Senese viene allevata prevalentemente allo stato brado o semibrado, in un modello produttivo legato ai boschi, ai pascoli e alle aree rurali della Toscana. Proprio questa caratteristica, che è parte della sua identità e della qualità della produzione, rende però più difficile garantire una separazione completa dalla fauna selvatica, in particolare dai cinghiali.
Un modello produttivo esposto al rischio
Per il Consorzio, il problema non riguarda soltanto la gestione interna degli allevamenti. Il rischio, infatti, si estende anche all’esterno dei confini aziendali, dove gli allevatori non hanno pieno controllo. Da qui la richiesta di rafforzare sorveglianza, contenimento e misure specifiche di protezione sul territorio.
Il presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop, Nicolò Savigni, parla di un pericolo concreto e non più teorico. Gli allevatori, spiega, hanno già rafforzato la biosicurezza interna anche grazie ai contributi ricevuti, ma questo non basta se la pressione del virus resta alta fuori dalle aziende. Per Savigni, ogni allevamento di Cinta Senese deve essere considerato un presidio da difendere.
L’appello alle istituzioni
Il Consorzio chiede un intervento immediato alla Regione Toscana, al Ministero della Salute, al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e al Commissario straordinario alla peste suina africana. L’obiettivo è arrivare a misure concrete e rapide per proteggere un comparto che, oltre al valore zootecnico, ha un peso economico e territoriale preciso.
Il sistema della Cinta Senese Dop coinvolge 79 allevatori, 6 macelli e 18 imprese di trasformazione, per un valore economico indicativo di 5,5 milioni di euro. Numeri che danno la misura di una filiera radicata nel territorio e che, proprio per questo, rischia di subire conseguenze pesanti se la diffusione della malattia non verrà contenuta.
Una tutela che riguarda anche il territorio
Nel messaggio del Consorzio c’è anche un passaggio chiaro: le aziende allevatrici non vengono ancora trattate dalle istituzioni come presìdi strategici da difendere, nonostante custodiscano un patrimonio genetico e produttivo di interesse collettivo. È un punto che riporta il dibattito oltre la sola emergenza sanitaria, dentro una questione più ampia di salvaguardia di un’eccellenza agricola toscana.
La preoccupazione, oggi, è che la peste suina africana possa colpire non solo gli allevamenti, ma anche l’equilibrio complessivo di una filiera costruita nel tempo e strettamente legata al territorio. Per questo il Consorzio insiste sulla necessità di azioni immediate, prima che il rischio diventi irreversibile.

