Microfoni e telecamere in un contesto politico istituzionale legato alla polemica su Borsellino.

La Russa: «Oggi Borsellino sarebbe ministro di FdI». Monta la polemica

Scoppia una nuova polemica politica sulle parole attribuite al presidente del Senato Ignazio La Russa su Paolo Borsellino. Nel giorno del 34esimo anniversario della strage di via d’Amelio, la frase secondo cui il magistrato, se fosse vivo, sarebbe oggi ministro di Fratelli d’Italia ha acceso repliche immediate.

La frase e la reazione immediata

Secondo quanto riportato, La Russa ha contestato a Salvatore Borsellino la possibilità di stabilire cosa avrebbe pensato oggi il fratello Paolo. Nel passaggio che ha fatto esplodere il caso, il presidente del Senato ha sostenuto che immaginare la sua collocazione politica attuale sarebbe un esercizio indebito, arrivando a dire che, se oggi fosse vivo, sarebbe ministro di Fratelli d’Italia perché era di destra.

La dichiarazione ha provocato una polemica politica immediata, mentre a Palermo si ricordava la strage di via d’Amelio. Il riferimento a Borsellino, figura centrale nella lotta alla mafia, ha riaperto il tema dell’uso pubblico della sua memoria.

Conte: «Basta appropriazioni»

Tra le prime repliche è arrivata quella di Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle, parlando a Palermo per l’anniversario della strage, ha criticato l’idea che i partiti possano appropriarsi dell’esempio, dell’azione e della dedizione antimafia di Paolo Borsellino. Conte ha definito insopportabile questo tipo di atteggiamento e ha chiesto di lasciare da parte la retorica.

Nel suo intervento ha anche richiamato la necessità di azioni concrete da parte del governo, se davvero intende mostrare attenzione alla lotta alla mafia. Conte ha parlato di un arretramento nel contrasto a Cosa nostra e ha invitato a discutere un pacchetto di misure appena presentato dal M5s.

Bonelli: «Ha perso l’occasione di tacere»

Critico anche Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde. Bonelli ha ricordato che 34 anni fa la mafia uccise Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, citando i nomi di Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Ha definito quelle vittime parte della coscienza civile del Paese e ha insistito sul fatto che la memoria deve tradursi in scelte concrete.

Secondo Bonelli, invece, da anni si assiste a un indebolimento degli strumenti di contrasto alle mafie, con meno risorse e meno prevenzione. Da qui l’accusa a La Russa di aver perso l’occasione di tacere in una giornata che avrebbe richiesto rispetto.

Il nodo della memoria antimafia

La polemica si inserisce in un anniversario particolarmente delicato. Il 19 luglio richiama la strage di via d’Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Nel dibattito di queste ore, il punto è anche il confine tra memoria, appartenenza politica e strumentalizzazione.

Le parole del presidente del Senato hanno riaperto uno scontro che tocca un terreno molto sensibile nella politica italiana: il rapporto con le figure simbolo dell’antimafia. Le repliche di Conte e Bonelli sono arrivate nello stesso solco, come reazione alla frase attribuita a La Russa.