Le tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano a pesare sul quadro economico e, secondo Bankitalia, lo fanno soprattutto attraverso il canale dell’energia. Nel bollettino diffuso il 17 luglio 2026, l’istituto segnala che la ripresa delle ostilità ha riacceso la pressione sui mercati energetici, con effetti già visibili sulle prospettive di crescita e inflazione per l’area dell’euro e per l’Italia.
Mercati energetici ancora sotto stress
Le quotazioni delle materie prime energetiche sono risalite in luglio dopo l’allentamento delle tensioni seguito all’annuncio di un memorandum d’intesa lo scorso 14 giugno. Petrolio e gas naturale restano comunque sopra i livelli precedenti all’avvio del conflitto, anche se sotto i massimi toccati tra marzo e aprile. Bankitalia lega questo andamento all’incertezza che continua a circondare tempi, contenuti e modalità di un’intesa tra Stati Uniti e Iran.
Il quadro internazionale resta quindi fragile. La crescita mondiale prosegue, ma è esposta a diversi fattori di rischio. Negli Stati Uniti l’attività economica continua a essere sostenuta dagli investimenti in tecnologie legate all’intelligenza artificiale e dai consumi privati. In Cina, invece, le esportazioni trainano ancora l’economia mentre la domanda interna resta debole. Sul commercio mondiale pesa il possibile rallentamento nella seconda parte dell’anno, anche per le tensioni nelle catene di fornitura collegate al conflitto in Medio Oriente.
Area euro: crescita debole e inflazione più alta
Per l’area dell’euro, Bankitalia indica un peggioramento delle prospettive. Le stime di giugno dell’Eurosistema parlano di una crescita del Pil dello 0,8% nel 2026, con inflazione al consumo al 3,0%. La crisi mediorientale ha inciso sia sul quadro della crescita sia su quello dei prezzi, mentre nei primi mesi dell’anno l’economia dell’area aveva mostrato un andamento moderato, con un aumento del Pil dello 0,3% nel primo trimestre, al netto delle oscillazioni straordinarie dell’Irlanda.
Secondo l’istituto, nei mesi primaverili l’impatto del conflitto in Medio Oriente si sarebbe fatto sentire sul prodotto, con un contributo dei servizi più debole e un apporto dell’attività manifatturiera ancora positivo. Sul fronte dei prezzi, l’aumento dell’energia sta esercitando pressioni al rialzo sull’inflazione nelle principali economie. In questo contesto, la Bce ha alzato i tassi ufficiali di 25 punti base nella riunione di giugno.
Italia: crescita contenuta e inflazione al 3%
Per l’Italia il quadro resta simile, ma con una dinamica ancora più fragile. Bankitalia segnala che l’economia è cresciuta nel primo trimestre, mentre nel secondo avrebbe rallentato. Nei mesi invernali il Pil ha continuato a espandersi a un ritmo moderato, sostenuto da esportazioni, investimenti e consumi. In primavera, invece, l’accumulazione di capitale si sarebbe attenuata e i consumi delle famiglie avrebbero perso slancio.
Le previsioni di giugno indicano, nello scenario di base, una crescita del Pil dello 0,5% nel 2026. Considerando il migliore andamento del primo trimestre, la crescita dell’anno potrebbe salire allo 0,6%. In ogni caso, il messaggio di fondo resta prudente: il rincaro dell’energia e l’elevata incertezza geopolitica continuano a pesare sulle prospettive dell’economia italiana.
Il fronte dei prezzi conferma questa pressione. Nel secondo trimestre l’inflazione in Italia si è portata al 3%. Bankitalia osserva che l’impatto sulle bollette di elettricità e gas è stato contenuto, anche grazie all’intervento del governo con la riduzione temporanea delle accise sui carburanti. Ma le aspettative di inflazione a breve termine di famiglie e imprese sono aumentate. Nelle proiezioni di giugno, l’inflazione al consumo salirebbe al 3,1% nella media del 2026, per poi tornare al 2% nel biennio successivo.
Credito e finanza pubblica
Il bollettino segnala anche un quadro del credito ancora favorevole. I prestiti alle imprese hanno accelerato tra febbraio e maggio, mentre la dinamica dei finanziamenti alle famiglie è rimasta stabile. I tassi sui nuovi prestiti alle aziende e, in misura minore, sui mutui sono aumentati. Sul fronte dei conti pubblici, le stime del governo confermano la riduzione del disavanzo nei prossimi anni, con un calo dell’indebitamento netto nel quadriennio 2026-29 e un rapporto debito/Pil che crescerebbe nel 2026 per poi ridursi successivamente.
Il quadro che emerge è quello di un’economia ancora in crescita, ma con margini stretti. L’energia resta il principale fattore di pressione, mentre la geopolitica continua a condizionare le aspettative di imprese, famiglie e mercati.

