La Banca d’Italia rivede al rialzo la crescita del Pil italiano per quest’anno, ma conferma un quadro di debolezza per il biennio successivo. Nel bollettino economico diffuso oggi, l’istituto indica un aumento dello 0,6% nel 2026, seguito da un rallentamento allo 0,4% nel 2027 e da una ripresa allo 0,9% nel 2028.
Stime riviste, ma il quadro resta fragile
La nuova previsione tiene conto della revisione Istat dei conti trimestrali di fine maggio. In precedenza, Bankitalia indicava per l’anno in corso una crescita dello 0,5%, poi salita allo 0,6% alla luce dei dati aggiornati. Il messaggio, però, resta prudente: l’incertezza che circonda queste stime viene definita elevata.
Secondo la banca centrale, uno scenario più favorevole potrebbe arrivare da un calo più rapido dei prezzi delle materie prime, dalla spesa europea per la difesa e dagli investimenti in digitale e transizione energetica. Sono elementi che potrebbero sostenere l’attività economica, ma al momento non bastano a cambiare il profilo generale delle previsioni.
Il nodo Hormuz e le tensioni tra Stati Uniti e Iran
Nel bollettino pesa soprattutto il capitolo geopolitico. Bankitalia segnala che la prosecuzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, insieme a ritardi nel ripristino dei flussi dallo stretto di Hormuz, potrebbe aumentare le pressioni inflazionistiche e avere impatti negativi particolarmente pronunciati sulla crescita.
Lo stretto di Hormuz resta quindi un punto sensibile per l’economia italiana, soprattutto per gli effetti che eventuali difficoltà nei flussi energetici avrebbero sui prezzi. La banca centrale collega infatti il rischio geopolitico al possibile rincaro dell’energia, con conseguenze dirette sull’inflazione e, di riflesso, sui consumi e sull’attività produttiva.
Inflazione al 3,1% quest’anno
Bankitalia stima che l’inflazione al consumo in Italia salirebbe al 3,1% nella media dell’anno in corso, riflettendo soprattutto il rialzo dei prezzi dell’energia. Nel prossimo biennio, invece, il tasso tornerebbe al 2%.
Il bollettino arriva dopo un secondo trimestre in cui l’inflazione è salita al 3%, pur con un impatto sulle bollette definito contenuto e con la riduzione temporanea delle accise sui carburanti. Anche le aspettative di inflazione a breve termine di famiglie e imprese risultano aumentate, pur restando inferiori ai livelli osservati a marzo del 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Le aziende, intanto, prefigurano un incremento dei propri listini nei successivi dodici mesi al 2,4%. Un dato che conferma un contesto ancora esposto alle tensioni sui prezzi, soprattutto se il fronte energetico dovesse peggiorare.
Una crescita modesta per i prossimi anni
Il quadro delineato da Bankitalia è quello di un’economia che continua a crescere, ma a ritmi contenuti. Il 2026 viene visto come un anno di lieve espansione, mentre il 2027 segnerebbe una frenata più evidente, prima di un recupero nel 2028.
La banca centrale non esclude sviluppi migliori, ma lega la tenuta dello scenario a vari fattori esterni e interni, dai prezzi delle materie prime agli investimenti pubblici e privati. Per ora, però, il segnale principale resta quello di una ripresa debole e condizionata da rischi che arrivano soprattutto dall’estero.

